Mostra
Delitto Napoletano
Museo Nazione della Ceramica Duca di Martina, Napoli. Giugno 2025

A cura di Alessandro Calvanese
Un corpus di opere inedite abita gli spazi del Museo Duca di Martina, disegnando un percorso espositivo dal vestibolo al primo piano della Villa Floridiana, appositamente individuata come luogo ideale per accoglierlo. La villa neoclassica situata sul crinale del Vomero è aperta, infatti, ad una veduta del golfo che non arriva ad abbracciare il Vesuvio, e crea, allo stesso tempo un dialogo con le miniature di vedute del Regno di Napoli che campeggiano sulle porcellane della Real Fabbrica di porcellane di Napoli (1780 – 1806).
Il progetto si presenta come una contro-narrazione pittorica, una messa in discussione radicale delle iconografie che da secoli definiscono Napoli agli occhi del mondo. Attraverso un linguaggio che fonde pittura, installazione e archivio, l’artista opera una sottrazione minuziosa e chirurgica: rimuove il Vesuvio dalle immagini storiche e contemporanee del paesaggio partenopeo, creando un vuoto disorientante. È un gesto tanto poetico quanto politico, tanto ironico quanto drammatico.
È un delitto. La morte del Formidabil Monte diventa un atto provocatorio che invita a riflettere sui molteplici volti dell’immaginario comune di Napoli come città storica, turistica, miracolata e pericolosa, accogliente e respingente.
Il percorso espositivo si configura come una collezione di reperti: oli su tela, riproduzioni storiche rielaborate, installazioni immersive avanzano l’ipotesi che il Vesuvio non sia mai esistito. Un archivio distopico che racconta l’assenza con la stessa insistenza con cui, per secoli, è stata narrata una presenza. Il lavoro di Piscopo ridefinisce, così, Napoli come tappa ritrovata di un Grand Tour contemporaneo, sottraendole però la sua principale icona.
Il paesaggio napoletano viene preso in esame come antesignano del souvenir, investigando la trasformazione culturale della città in relazione a chi l’ha visitata nel corso della storia. Il discorso viene affrontato con l’installazione ambientale Petit Tour, una collezione di tele dipinte in serie e con tono leggero, allestite come una quadreria ottocentesca – che ricorda i moderni pannelli magnetici per calamite. La sovrabbondanza e l’onnipresenza invadente sono un richiamo alla nauseante ossessione per la pittura e all’ingordigia visiva dell’era contemporanea.
Un paesaggio speculare che nella Nostalgia – installazione ambientale composta da un proiettore a carosello che riproduce in sequenza ottanta diapositive degli anni ‘70, processate e manipolate dall’artista – accompagna il visitatore in una passeggiata a ritroso, malinconica attraverso una Napoli che forse non è mai esistita. L’opera genera reminiscenze di una memoria collettiva; scena dopo scena, l’eramnesia dell’artista, nato a Napoli nel 1990, attiva memorie inautentiche e spinge al vagheggiamento di stagioni della città non vissute.
Il lavoro d’archivio, intenzionalmente condizionato, prende avvio da materiali storici – diapositive retrò, gouache, stampe d’epoca – che l’artista manovra e altera per indagare i processi di costruzione dell’immagine. Piscopo sceglie di confrontarsi con questi documenti storici preesistenti, mettendo in discussione l’artificio originario e l’aura di autenticità che continuano a evocare, caricando ogni intervento di un senso profondo di ambiguità.
L’operazione di distorsione prosegue con Grand Tour, un passepartout in cornice di radica che raccoglie stampe di gouache di Napoli, databili tra il 1700 e il 1800, manipolate con nuovi interventi pittorici. Queste opere, nella loro apparente fedeltà al tempo e alla tecnica originaria, insinuano il dubbio e confondono lo sguardo, alimentando una riflessione sul rapporto tra verità, rappresentazione e manipolazione visiva.
La mostra “Delitto Napoletano” dialoga con la tradizione del vedutismo romantico che, dal Settecento in poi, ha trasformato Napoli in tappa obbligata del Grand Tour; ha negli occhi il vedutismo della Scuola di Posillipo e dei pittori napoletani che ne seguirono le orme. L’opera Tempesta nel Golfo di Napoli con naufragio di Salvatore Fergola è una rielaborazione del dipinto di Salvatore Fergola (1867) conservato nella collezione delle Gallerie d’Italia. La tempesta di Fergola racconta la storia di un naufragio, metafora delle turbolenze politiche che attraversavano il dominio dei Borbone. L’edizione senza Vesuvio di Piscopo non riesce a riconnettersi con alcun altro punto di riferimento napoletano: durante la ricostruzione pittorica si perde qualsiasi legame identitario e politico con il paesaggio.
Grafica di Ella Villaumié
Foto di Antonio Battiniello










Mostra parte del progetto



